domenica, Maggio 29, 2022
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Alla scoperta dei migliori vini rossi italiani

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"Rosso, fermo, secco", questo è il vino prodotto dal nord al sud dell'Italia con uve autoctone, applicando vari metodi di appassimento, un mix perfetto che scalda il cuore e l'anima.

Il nostro tour ideale per scoprire i migliori vini rossi italiani inizia con l’Amarone della Valpolicella, un vino che è stato iscritto nella lista dei prodotti DOC nel 1968 e DOCG nel 2010. L’Amarone è un vino veneto, nato in Valpolicella, una zona a particolare vocazione vitivinicola. La sua zona “classica” di produzione, in provincia di Verona, con il suo clima mite e moderatamente piovoso, offre le condizioni ideali per la coltivazione delle uve autoctone da cui si ricava, tra cui Corvina Veronese, Corvinone e Rondinella. Dopo la vendemmia, le uve raccolte tra settembre e ottobre vengono poste in locali di appassimento per almeno tre mesi. L’antica arte dell‘appassimento permette di perdere circa la metà del peso dell’uva, grazie all’evaporazione dell’acqua presente negli acini, creando una concentrazione di zuccheri e aromi. Quando l’appassimento è completato, le uve vengono pressate e vinificate. Poi l’invecchiamento avviene in grandi o piccoli fusti per un periodo variabile – a seconda del vino che si vuole ottenere – (quattro anni per la versione “Riserva“).

Ora ci spostiamo in Lombardia, precisamente in Valtellina, zona famosa per la sua “viticoltura eroica” e per il Vino Nobile più rinomato tra i vini della Valtellina, lo Sforzato della Valtellina (o “Sfursat“, come viene chiamato nel dialetto locale). Il nome deriva proprio dalla pratica della “forzatura”, cioè il prolungamento della maturazione dell’uva. Questo vino vanta una storia molto lunga ed è stato istituito come DOCG nel 2003. Anche in questo caso, sono le proprietà uniche del territorio – con il suo clima mite, soleggiato grazie all’esposizione a sud, con le Alpi che lo proteggono dai venti e dall’umidità – ad averne determinato il successo. Ottenuto da una selezione delle migliori uve Nebbiolo in purezza, lo Sforzato gode di un periodo medio di appassimento di 110 giorni. Dopo la vinificazione deve avere una gradazione minima del 14% e subire un invecchiamento di almeno 24 mesi in botti di legno.

Per quanto riguarda il profilo organolettico di questi rossi, questo dipende ovviamente dal vino in questione, in base al blend di varietà, al metodo di appassimento applicato, alla durata, al clima e all’invecchiamento… in generale, però, tutti hanno in comune un profilo organolettico molto ampio e complesso e vantano un potenziale di invecchiamento molto lungo. Sono vini strutturati, ricchi di alcol e corposi. Al naso si presentano note fruttate (secche o conservate sotto spirito), speziate (pepe, liquerizia, chiodi di garofano), balsamiche (resina, argilla, pino), vegetali (terra, sottobosco) e molte altre. L’acidità è meno evidente al palato e i vini si rivelano più equilibrati e armoniosi. Immaginate di bere uno di questi vini in una giornata umida, grigia e fredda. Assolutamente perfetto!

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